Il giro di Lombardia 2025
Nel mese di settembre con il calendario delle corse ciclistiche ormai alla conclusione, rimangono da seguire le poche ultime gare. È in corso la “Vuelta a España” e sono in attesa altri due importanti appuntamenti: il Mondiale ed il Giro di Lombardia, che si corre a ottobre, storicamente definito “la corsa delle foglie morte”. Foglie non proprio morte: se i corridori se le trovano sotto le ruote in una curva o in discesa, diventano vivissime!
Questo 119° Giro di Lombardia parte da Como, città “della luce e della seta” ed arriva a Bergamo. Il suo percorso, nel trascorrere degli anni, è cambiato parecchie volte dall’iniziale partenza ed arrivo a Milano al Velodromo Vigorelli, con il ponte della Ghisolfa che diventava l’ultima “asperità”: un semplice cavalcavia, ma che dopo 250 km di su e giù era come un’ultima lunga salita.
Il Lombardia che ricordo e che ho seguito come collaboratore al servizio stampa, arrivava a Como dopo le salite del Muro e della Colma di Sormano (“pronti per la resa dei conti?”): scendendo da questi due culmini sembrava quasi che i corridori si volessero tuffare nel lago ristoratore. Questa sicuramente era la sensazione rilassante che quell’acqua aveva su di noi, che accompagnavamo in auto la gara ciclistica. Ma più facilmente, nella mente dei gareggianti trovava spazio l’ultima salita ancora da superare, quella di San Fermo della Battaglia.
In questa edizione 2025, con arrivo a Bergamo, non ci sarà più il San Fermo nel finale, ma dovranno affrontare l’impegnativa salita del Passo Ganda e lo strappo di Colle Aperto. Il Passo Ganda mi appartiene per tanti ricordi, tutt’altro che dimenticati. I corridori arrivati in Valle Seriana, passano da Gazzaniga e costeggiano il muro di cinta del collegio della Casa del Fanciullo; e da fanciullo, in quel collegio ci sono stato cinque anni. Guardando quelle mura che lo chiudono, quel cancello d’entrata e quel vecchio pino con quei suoi rami che sbordano ancora sulla strada, affiorano ricordi indimenticabili di quella mia infanzia.
Passato il collegio i corridori girando a sinistra salgono a Orezzo e costeggiano la Colonia patrocinata dalla Casa del Fanciullo, dove passavo parte delle vacanze scolastiche. E dopo Orezzo, proseguono fino a Ganda, dove c’era la seconda colonia. Noi allievi del collegio abbiamo percorso molte volte quella strada che raggiunge uno dopo l’altro questi due paesini: era una tradizionale passeggiata e la strada, che ora è tutta asfaltata, era ancora in terra battuta. Oggi mi piacerebbe rifare il percorso di questo Giro, perché i ricordi non si asfaltano mai; ma ostacoli familiari non mi hanno permesso di esserci.
Sugli ultimi tornanti del Passo Ganda, pronostico che per primi scollineranno i probabili vincitori o il vincitore. Quel pubblico che assiste al loro passaggio, che incita i propri beniamini e trasmette loro entusiasmo, mi ha sempre stupito e suscitato ammirazione, anche quando li vedevo dalla vettura al seguito di tante corse.
Ma questo giro di Lombardia per me ha qualcosa di diverso: il fatto di non essere su quel percorso, il chiedersi se sia stato più importante perdere quel passaggio o esserci, per ricordare cosa è stata Ganda per me. E poi, i corridori mi piacciono e mi piace il ciclismo; lavorando al seguito delle corse, i corridori li ho conosciuti davvero, e non solo negli attimi di quei loro passaggi ma molto di più. Con loro sono stato nel “dopo corsa”, in sala stampa e quando il nostro pernottamento era nel loro stesso albergo c’ero anch’io a colazione, che per loro era il pranzo pre-gara, e qualche volta in privato, in seguito alle interviste.
Quindi non esserci mi dispiace di più per tanti altri motivi: dal Passo dove scollinano si può notare il campanile della chiesa, e le prime case di Ganda. Se ci fossi stato con quel pubblico per vederli passare, mi sarei portato nel cuore qualcosa in più di loro. Credo che nessuno di quei presenti potrà dire di essere stato un allievo del collegio sottostante di Gazzaniga, e essere stato in quella colonia, e qui l’intreccio dei ricordi si fa più forte. Al pubblico rimarranno le speranze per il loro preferito, che potrà vincere, e tornando alle loro case avranno sullo smartphone il video di quel passaggio, e mostrandolo potranno dire - io c’ero-.
Anch’io c’ero, in quei lontani anni, quando il telefono non era lo smartphone; ero un bambino di dieci anni che ogni mattina andava immancabilmente a messa in quella chiesa accompagnato dalle suore, insieme a tanti altri allievi del collegio, che seguiva il digiuno prima della comunione in atto di riverenza al Santissimo Sacramento e che, su quella strada che i corridori percorreranno per scollinare, beveva a quella fontanella che dalla parete di un tornante sbucava tra le rocce con la sua acqua gelata e ti faceva ghiacciare i denti mentre la sorseggiavi. E seduto su quei gradini della colonia ho atteso tante volte anch’io un arrivo, quello di mia mamma, che non stava un mese senza potermi vedere.
Ecco quindi che anche questa 119esima edizione è diventata “il mio Lombardia”. Un percorso sul quale ero tornato più volte, in motocicletta e in automobile, ma mai in bicicletta. Oggi, se non fosse per l’avanzata inesorabile degli anni, quella salita la rifarei in bici!
E quando il percorso del giro ciclistico cambierà nuovamente, semplicemente per renderlo diverso o più consono a non so quale altro obiettivo, demanderò tutto a quei ragazzi in bicicletta, che nel loro cuore coltiveranno sempre la speranza di una vittoria, e a quel pubblico entusiasta che li acclamerà. La mia passione per la bici da corsa, che negli anni mi ha unito a migliaia di appassionati, è cominciata nell’infanzia ed è durata, con qualche breve intervallo, per tutta la vita.
Oggi è un giorno di sole, un sole ottobrino che prima dell’avvento della stagione invernale viene accolto volentieri e ti dà una certa carica morale, rallenta gli spiriti estivi e predispone a pensare e ricordare; non è quel sole caldo e afoso di piena estate che rallenta le azioni e prosciuga le energie, e per chi ama andare in bicicletta può essere la giornata opportuna per farlo in previsione di altre fredde giornate dell’inverno in arrivo. Data la mia età, ho smesso di far giri nella vicina Brianza e sono anche finiti, con più rammarico, quelli della tanto amata Liguria che, per le caratteristiche del suo territorio, propone ogni tipo di percorso ai ciclisti, alcuni dei quali rimangono indelebili nei miei ricordi
Da vecchio, dedico qualche ora del mio pomeriggio a seguire le corse ciclistiche, sempre volentieri, ma di nessuno dei partecipanti riesco ad essere veramente tifoso. Spero sempre, come diceva il grande Bruno Raschi (giornalista sportivo borgotarese, un vero e proprio “cantore del ciclismo” e dello sport in generale), che ”vinca un fabbro o un falegname”!
Carlo Pezzoni